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“Colpire l’innocente è colpire tutto il mondo. Dopo ogni attentato dove i nostri figli muoiono, muore con loro anche un pezzo di mondo. Dopo ogni attentato l’orizzonte del mondo si restringe. Il lutto significa allora preservare il mondo come un luogo aperto del quale non si deve avere paura (Massimo Recalcati).

Il lutto che è la conseguenza della trasformazione del Mediterraneo da spazio di vita, di cultura e di incontro in spazio di Morte. Il Mediterraneo sulle cui sponde sono sbocciate, sono fiorite e si sono confrontate tutte le grandi civiltà dell'antichità classica.

GRANDI CIVILTA’ CHE QUESTO NOSTRO ISTITUTO HA IL PRIVILEGIO DI PRESERVARE E TRAMANDARE.

… E quindi a noi la grande responsabilità più di altri di non far smarrire il messaggio di grande umanesimo che da quella cultura ci giunge. E in questo messaggio è contenuta tutta la "pietas” per le vittime che lo scenario di guerre e tragedie, che si consumano nell’una e nell’altra sponda, provoca.

Vittime  sono  i bimbi e gli adolescenti di Manchester.

Vittime anche i bimbi e gli adolescenti che si inabissano nel Mare Nostrum.

Senza neppure il dono di un nome e un luogo per essere ricordati.

Per questo chiedo che si possa fare un minuto di silenzio, come impegno, perchè il Privilegio di cui siamo destinatari sia “diffusore” di una consapevolezza che le vittime “di qua o di là" sono “figli dello stesso mare”, come scrive nella sua testimonianza il dott. Bartolo, il dottore che accoglie e cura i profughi di Lampedusa. “Figli dello stesso mare”, le parole più belle che contengono l’unicità di un destino.

 

Il Dirigente Scolastico

prof. Michele Monopoli