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1 . Formazione umanistica e crescita economica

Inquadrare l’azione formativa di un liceo classico milanese nell’odierno contesto culturale esige l’assunzione di una prospettiva di ampio respiro, in quanto – come si è già rilevato – la realtà nella quale stanno crescendo le giovani generazioni del nostro Paese è caratterizzata da rapidi mutamenti, da una progressiva  globalizzazione e da relazioni economiche, sociali e culturali sempre più complesse.

Se si assume come orizzonte di riferimento il programma dell’Unione Europea Istruzione e formazione 2020, che definisce gli obiettivi strategici degli Stati membri, pur nel rispetto della ricchezza data dalla diversità dei sistemi di istruzione, l’azione formativa di un liceo italiano non può non partecipare all’impegno comune di migliorare la qualità e l’efficacia dell’istruzione e di promuovere nei giovani la creatività, come fonte di innovazione (Cfr. Conclusioni del Consiglio del 12 maggio 2009 su un quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell'istruzione e della formazione, 2009/C 119/02)

Nei programmi dell’Unione Europea tali obiettivi, però, sono pensati unicamente come motori dello sviluppo economico. Come si è già rilevato, tale prospettiva risulta parziale: tanto più che, oggi, gli studi sui modelli di sviluppo economico della “società della conoscenza” affermano l’importanza di un approccio multidisciplinare ai problemi e riconoscono l’apporto dato al progresso della scienza e dell’economia da competenze generalmente formate con il concorso delle discipline umanistiche. E, cioè, competenze quali: il possesso di un ampio patrimonio di idee, la capacità di astrazione, il dominio di una pluralità di linguaggi e prospettive, la capacità di accedere alle informazioni e utilizzarle.

 

2 . Classici per la democrazia

Il primato dell’economia nelle nostre società ha implicato e implica ripercussioni sui sistemi educativi. Queste ripercussioni, generalmente sfavorevoli alle discipline umanistiche, hanno suscitato un dibattito non solo nell’Unione Europea. Analizzando il sistema educativo statunitense, Martha C. Nussbaum – nel saggio Non per profitto (2010) – ha sottolineato l’importanza degli studi umanistici non subordinandoli alla crescita economica, ma come studi che formano il pensiero critico, l’autonomia di giudizio, la forza dell’immaginazione, considerando tali acquisizioni come condizioni essenziali per tutelare la democrazia e affrontare la complessità del mondo globalizzato. Il messaggio della Nussbaum – volto a contrastare le politiche scolastiche che indeboliscono la formazione umanistica a vantaggio dell’acquisizione di nozioni pratico-scientifiche o di abilità tecniche – non va interpretato come una svalutazione del sapere scientifico. E questo sia perché la stessa ricerca scientifica è impoverita da una valutazione della propria rilevanza basata sul solo criterio dell’utilità per la crescita economica, sia perché la riflessione attuale sui saperi invita a superare la contrapposizione tra studi umanistici e studi scientifici.

Il superamento della separazione tra cultura umanistica e sapere tecnico e scientifico è stato presentato da Edgar Morin – nel saggio La testa ben fatta (2000) – come sfida culturale decisiva per il nostro tempo. Dinanzi al processo di continua espansione e frammentazione del sapere Morin individua la finalità della scuola nella formazione di giovani con la “testa ben fatta”, cioè dotati dell’attitudine a porre e a trattare i problemi e dell’attitudine a organizzare le conoscenze. L’indebolimento della percezione globale dei problemi e dei saperi, insieme con la specializzazione estrema delle scienze, secondo Morin, è una sfida civica alla quale occorre reagire: può, infatti, ridurre il diritto del cittadino alla conoscenza e, richiudendo l’individuo sul suo compito specializzato, può ridurne anche il senso di responsabilità e solidarietà.

 

3 . La cultura come realtà complessa

Il permanere di una contrapposizione tra studi umanistici e studi scientifici riflette una visione della cultura come una realtà componibile, cioè come una somma di parti, e non come un sistema complesso, del quale salvaguardare la ricchezza e l’equilibrio. E se è vero che in un sistema l’indebolimento di una parte si traduce in uno sbilanciamento complessivo, allora nel nostro Paese è particolarmente importante una formazione scolastica che – pur favorendo un rafforzamento delle conoscenze scientifiche – eviti una svalutazione della tradizione umanistica. Questo, innanzi tutto, perché la produzione culturale italiana costituisce parte decisiva dell’apporto dell’Italia alla civiltà europea e perché lo studio del mondo classico, dell’arte e delle letterature, della storia e della filosofia consente di comprendere i tratti di tale civiltà. Inoltre, perché gli studi umanistici pongono i giovani in rapporto con il patrimonio di idee che ha alimentato la vita politica italiana, con i suoi successi e i suoi errori, e contribuiscono così alla formazione di cittadini capaci di progettare il futuro del proprio Paese.E, infine, perché «una solida comprensione della propria cultura e un senso di identità possono costituire la base di un atteggiamento aperto verso la diversità dell’espressione culturale», dello sviluppo della creatività personale e di una partecipazione attiva alla vita culturale (Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006 relativa a competenze chiave per l'apprendimento permanente, 2006/962/CE).

 

4 . Comunicazione globale e internazionalizzazione

La partecipazione non solo alla vita culturale, ma anche alla vita sociale, economica e politica impone oggi di misurarsi con la comunicazione globale resa possibile dall’informatica e dalle sue molteplici applicazioni. La già imponente diffusione dei mezzi di comunicazione di massa – giornali, radio, televisione, cinema – ha compiuto un salto di qualità con la connessione in rete dei computer, di cui Internet costituisce l’esempio. Le mille opportunità offerte da Internet e la diffusione dei dispositivi mobili (smartphone, tablet, ecc.) stanno modificando non solo il modo di comunicare, ma anche le relazioni interpersonali e gli stili di vita. E se, da un lato, la comunicazione globale sembra configurarsi come un vantaggio per la democrazia, attuando il diritto di informazione e di parola, dall’altro, comporta il rischio di nuove forme di dominio prive di controllo. Dinanzi alla sfida posta dalla pluralità di fonti di informazione, mosse da intenzionalità e interessi differenti, e dalla varietà di codici e di linguaggi con diverse caratteristiche e potenzialità, si ritorna nuovamente ad affermare la necessità di una formazione che – come la formazione offerta dal liceo classico – sviluppi le competenze per comprendere le informazioni, controllarle e selezionarle; per interpretare correttamente i messaggi e comunicare in modi e contesti differenti; per individuare valide opportunità per acquisire nuove conoscenze e abilità.

Tali competenze – unite alla flessibilità nel pensare e all’apertura mentale derivanti da una preparazione culturale di ampio respiro – si rivelano strumenti efficaci per affrontare con successo i processi di internazionalizzazione delle attività economiche e lavorative e di crescente cooperazione e interdipendenza tra i Paesi, innanzitutto europei: cioè, per affrontare quei processi nei quali si riflette il superamento dei confini spaziali reso possibile anche dalla comunicazione globale.

 

C) Il percorso liceale classico

Concorre a definire il contesto nel quale opera il Liceo “Beccaria” anche la normativa che regola l’istruzione secondaria di secondo grado. La formazione liceale italiana – secondo le indicazioni del Regolamento sul nuovo assetto dei licei – offre ai giovani le competenze necessarie per affrontare le sfide del mondo contemporaneo: fornisce, infatti, allo studente «gli strumenti culturali e metodologici per una comprensione approfondita della realtà, affinché egli si ponga, con atteggiamento razionale, creativo, progettuale e critico, di fronte alle situazioni, ai fenomeni e ai problemi». In particolare, il liceo classico «favorisce una formazione letteraria, storica e filosofica idonea a comprenderne il ruolo nello sviluppo della civiltà e della tradizione occidentali e nel mondo contemporaneo sotto un profilo simbolico, antropologico e di confronto di valori». Favorisce, quindi, «l’acquisizione dei metodi propri degli studi classici e umanistici», ma all’interno di un quadro culturale che, impegnando i giovani anche nello studio delle «scienze matematiche, fisiche e naturali, consente di cogliere le intersezioni fra i saperi e di elaborare una visione critica della realtà» (Regolamento recante “Revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e didattico dei licei ai sensi dell’articolo 64, comma 4, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito dalla legge 6 agosto 2008, n. 133”, art. 2 e art. 5).

Tali indicazioni – insieme con le considerazioni sul contesto economico e culturale – sono alla base della specifica elaborazione del “Profilo delle studentesse e degli studenti”, già presentato, e trovano attuazione nell’offerta formativa curricolare ed extracurricolare del Liceo, illustrata nei successivi paragrafi.


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